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Maggio 2018 - Roncalceci-La meridiana di Ines e Lelio indietro

Maggio 2018                                                                                  Roncalceci-La meridiana di Ines e Lelio

 

Il luogo migliore per trovare Dio è in un giardino. E’ là che si può scavare per trovarlo.

                                              (George Bernard Shaw)

 

                                                               Il giardino un piacere senza tempo


Corolle di rose sbucano, intrecciate con elegante distrazione, da un capace panciuto bicchiere di vetro, poggiate in modo che appare solo casuale su un tavolino all’ingresso.
Chi vuole visitare, in occasione dell’iniziativa di maggio Meraviglie segrete, il giardino di Ines e Lelio a Roncalceci, magari con quella curiosità che anticipa futuri stupori e sorprese, potrebbe pensare ad un rifugio, dove l’eroe si ferma per riposarsi o prepararsi alla prossima sfida.
Nell’uomo moderno, in possesso di un mentale talmente dominante da soffocare quasi tutte le altre istanze psichiche, parrebbe invece sempre più spesso defilarsi quella sorta di fiducia spontanea che, quasi liberamente, nasce invece al contatto con creature vegetali ed animali. Perché il giardino è luogo naturalmente vero, non solo bello, curato, addirittura idilliaco, ma anche e soprattutto addomesticato, come nel caso del Piccolo Principe e della sua volpe, il cui reciproco legame è stato letterariamente ben raccontato da A.de Saint Exupéry.
Un giardino, poi, soprattutto se non si lascia facilmente vedere, può considerarsi buon punto di partenza per parlare addirittura di desideri, forse anche segreti, sogni in linea con la sensibilità umana del momento. E nessun giardino, altresì, sarà in grado di definirsi completo senza un suo piccolo orto! Per chi soffre della coazione a piantare sempre e comunque qualcosa, anche quando non c’è più spazio, l’orto farà da antidoto. Lo scorgo il piccolo orto, ben tenuto, qualche fragola rosseggia in un suo malizioso nascondersi.
In qualche modo ed indirettamente anche Lelio, degno ed attento custode del verde, conferma che a La Meridiana vige fra giardiniere e piante un rapporto speciale, una sorta di patto democratico.
Quest’anno è ancora meglio, le piante hanno bevuto molto, sono state adeguatamente annaffiate. Ora sono più rigogliose rispetto a quelle dell’estate di un anno fa. Sono cresciute in libertà, senza forzature.
Lasciamo che seguano la loro inclinazione, sembra dirmi tra le righe, mentre le rose, affacciate sul vialetto, che si allarga a sua volta con ordinata sinuosa indolenza, continuano a mostrarsi testimoni eloquenti. Ines, affaccendata a ricevere gli ospiti, mi accoglie con un sorriso, poi il nostro sguardo insieme si ri-posa sui fiori. Non è il suo un amore che esprime l’aspirazione al controllo di rose e peonie ad oggi amabilmente fiorite. Piuttosto un sentimento delicato, ma forte, fatto di attenzione, partecipazione, cura, anche rispetto. E, naturalmente, gioioso stupore.
Mi bisbiglia: sai, prima del pranzo usualmente ci fermiamo a guardare il giardino, ogni piccola novità ci allieta. Ed aggiunge, sottolineando in modo discreto: a ben guardare il nostro giardino quasi ce lo navighiamo, dietro a stimoli di volta in volta diversi… Poi conclude, un guizzo complice negli occhi: così si finisce che si mangia alle due!
Non a caso Gertrude Jekyll metteva in evidenza del giardino l’aspetto maieutico, quello in grado di muovere pazienza, attenzione, operosità, frugalità e, soprattutto, fiducia. Ed è altrettanto facile supporre che con la mente e le dita indaffarate sia più agevole scordare ansie e preoccupazioni. Il trionfo di rose che incrocio con lo sguardo mentre percorro conferma sempre più quanto detto da Shakespeare, una frase segnalata anche da una formella discretamente collocata vicino ad un tripudio di rose Malmaison.
Quella che chiamiamo rosa con qualsiasi altro nome avrebbe sempre lo stesso profumo.
Nel cielo abbastanza terso di questo maggio, affetto da coerenza intermittente rispetto allo standard metereologico per così dire medio, qualche nuvola corposa vagola dominando sull’azzurro, forse foriera di pioggia. Mentre incrocio le dita augurandomi che il tempo si mantenga al bello, e sempre più numerosi ospiti affollano l’ingresso del vialetto, rammento un versetto del Corano ove si giunge a certezza che coloro che compiono il bene avranno in premio giardini in cui scorrono ruscelli.

Rita Farneti

Piccola bibliografia a corredo
O.Fallaci,Un uomo,Milano,Rizzoli,1979,p.229
J.Brosse,La magia delle piante,Pordenone,ed. Studio,1992,p.104
P.Pera,Il giardino che vorrei,Milano,Mondadori,2006,pp.7-10
G.Jekyll, Bosco e giardino ,Padova, Muzzio, 1989
C.Lodari,Che cosa è il giardino.550 definizioni di un piacere senza tempo,Torino,Ed.Alemandi,2000
Il Corano, a cura di Hamza Roberto Piccardo, Roma,Newton Compton, gennaio 2017,sedicesima edizione,p.29

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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