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Gita a Rovigo - Arte e magia indietro

 

Gita a Rovigo e Fratta Polesine                                                         mercoledì 5 dicembre 2018

Testo di CARLA CONTESSI

La provincia di Rovigo (terra tra due fiumi) è compresa fra L'Adige a nord e il Po a sud. Pochi sono i resti della sua origine medievale perché, prima con i Veneziani e poi, in emergenza, dopo la guerra e l'alluvione, sono stati abbattuti per ricavarne materiale da costruzione e spazi per abitazioni.Del castello (decimo secolo ) restano due torri, pendenti a causa della subsidenza e qualche brandello di muro. La città è situata a 4 metri sotto il livello del mare e viene asciugata da idrovore e alti argini. Le sue spiagge sono isole (Albarella) o penisole (Rosolina). Nell'Ottocento viene deviato e tombato l'Adigetto, un fiume che l'attraversava. Nella piazza del Castello c'è un monumento a Matteotti, su cui si legge la celebre frase “ucciderete me, ma non le idee che sono in me”
Il duomo, dedicato a Santo Stefano è una grande chiesa la cui facciata non è mai stata ricoperta dai marmi previsti, perché le donazioni dei cittadini che avrebbero finanziato la copertura vennero pesantemente tassate dagli Austriaci. Nel 1925, anno del Giubileo, venne posta sulla facciata la statua di Cristo Redentore. Davanti al Duomo sorgeva un battistero (Dometto) abbattuto per fare spazio a corso del Popolo su cui si vede un palazzo di stile fascista. Sulla piazza Vittorio Emanuele si affacciano i palazzi della nobiltà: Palazzo Roverella riaperto dopo il restauro nel 2005, la Loggia dei notai e avvocati, e l’ Accademia dei concordi. Nella piazza una colonna con sopra il leone di Venezia e il monumento a Vittorio Emanuele.

 

 

 

 

 

 

 

 


Nella piazza Garibaldi il bel monumento di Garibaldi a cavallo che Roma, dopo averlo commissionato, rifiutò perché le staffe hanno la forma di corona rovesciata in dispregio alla monarchia. Dalla piazza si vede il teatro sociale (molto seguita l'opera lirica dedicata soprattutto ai debuttanti).

 

 

 

 


Visitiamo poi la mostra “Arte e magia” che ci viene molto bene illustrata dalla guida.


Dopo la pausa pranzo, ci rechiamo al Tempio della Beata Vergine del Soccorso detta la Rotonda progettata da un allievo di Palladio: è a pianta ottagonale e ha un porticato esterno che la fa sembrare circolare. L'interno è completamente ricoperto di grandi quadri barocchi che raffigurano i miracoli operati per intercessione della Madonna.

 

 

 

 


Arriviamo poi a Fratta Polesine dove visitiamo la villa Badoer dichiarata patrimonio dell’umanità.
Quando nel 1400, prima l'impero Ottomano sottrae a Venezia i commerci sull'Adriatico e successivamente, con la scoperta dell'America, le rotte navali si spostano sull'Atlantico, i Veneziani cominciano a comprare terreni nell'entroterra e, dopo averli bonificati, li coltivano. Hanno necessità quindi di avere una villa sui loro terreni: per questo, sul territorio, c'è una forte presenza di ville progettate quasi tutte da Palladio chi era molto attento al committente e al sito. La villa Badoer era una villa agricola e davanti vi scorreva un canale. Per elevare la costruzione, una grande scala porta al piano nobile. Sotto erano gli alloggi della servitù. Davanti all'ingresso colonne ioniche, mentre quelle delle barchesse sono doriche e più larghe per lasciare passare i carri. Sopra c'è Il granaio. La villa doveva rispondere a 3 requisiti: comodità, perpetuità e bellezza. Vennero usati materiali poveri: legno laterizio e intonaco. Ci sono pochi camini, perché la villa veniva utilizzata solo d'estate. Visitiamo la parte sottostante: la guida ci fa notare delle feritoie per il passaggio dell'aria nella dispensa e una stanza incavata che doveva essere la cantina con una porta allargata per il passaggio delle botti. All'ingresso esternamente sono raffigurati dei giullari per ricordare la passione per il teatro dei committenti. Gli affreschi, sia esternamente che internamente, sono picchiettati per farvi aderire un intonaco che li cancellasse dopo che la villa aveva cambiato proprietario. Vennero anche abbassati i soffitti e rimpicciolite le stanze con dei tramezzi per potersi riscaldare. Gli affreschi sono grottesche, paesaggi e figure allegoriche. Ogni stanza ha un suo tema: stanza degli stemmi, degli arazzi, del Simposio (da pranzo) con figure di Bacco e Ganimede. Dalle finestre si vede il giardino che doveva essere un brolo (boschetto) e orto. C’è un cancello che forse prevedeva una seconda facciata, mai costruita. In quella che doveva essere una camera da letto il mito di Leda e il cigno dalle cui uova nacquero i Dioscuri, Elena e Clitennestra. Una scala piuttosto scomoda (immagino i contadini salirla con un pesante sacco sulle spalle) porta al granaio che serviva da magazzino e da isolante.

 

 

 

 


Come al solito la gita è stata molto bella, interessante e piacevole.

 

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