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Tour delle Langhe, Saluzzo e Venaria indietro

Tour delle Langhe, Saluzzo e Venaria                                                                       23-25 maggio 2017

23 MAGGIO
Dopo aver attraversato la verde e piatta pianura coltivata soprattutto a grano e foraggio, arriviamo alle dolci colline coltivate a vite, inframmezzate da boschetti di noccioli.
Sullo sfondo, le Alpi innevate.
Alla cantina Francone, che produce vini DOC e DOCG, attraversiamo, in locali freschi e bui un piccolo museo dove sono esposti torchi, mostatrici e altri oggetti antichi per la vinificazione e la cantina dove in baricche di rovere francese grandi e piccole matura il vino: il Barbera riposa in botti piccole un anno, il Nebbiolo in botte grande 15 mesi, il Barolo in botte grande 30 mesi.
Dopo l’imbottigliamento, il vino deve ambientarsi per altri 6 mesi, prima di essere messo in commercio.
Poi vediamo le rastrelliere, dove, inclinate, riposano le bottiglie che, con una serie di passaggi, diventeranno spumante, con il metodo classico.
Infine, accompagnandoli con assaggi di formaggi, salumi e torta di nocciole, degustiamo quattro tipi di vino: un bianco leggero Arneis, un Barbera d’Alba, un Barbaresco e un Moscato dolce.
Dopo questo goloso spuntino, raggiungiamo Neive, dove un simpatico signore, ex insegnante ed ex sindaco ci fa da guida in questo antico borgo dove ci sono molti resti Romani (tombe a capanna) e che ha dato i natali all’ imperatore Pertinace.
Il borgo si è ben conservato perché vi trascorrevano le vacanze dei “sgnurett”.
Attorno agli anni ’60 ebbe un periodo di quasi abbandono, finché lo rilanciò Veronelli per il vino e i tartufi che qui erano abbondanti.
Successivamente i contadini disboscarono per favorire gli impianti vinicoli che però sono ad alto rischio, a causa della grandine e delle brinato.
La chiesa di S.Michele Arcangelo è stata ceduta agli ortodossi, poiché qui l’economia del vino si regge con manodopera proveniente dalla Macedonia che si è ben integrata con la popolazione locale.
Inoltre c’è una scuola di arte bianca (pasticceria) e il museo della “donna selvatica” (una grappa famosa) lanciata da Veronelli che suggerì di fare etichette a mano con simpatici disegnini.
Ad Alba (una delle città più visitate) Monica, la nostra guida, ci parla della fiera del pregiato tartufo, del cioccolato (dopo la guerra, quando era difficile procurarsi il cacao, Ferrero ebbe la felice intuizione di sostituirlo con la nocciola tonda gentile del Piemonte) e di altri prodotti tipici della zona.
La grande benefattrice di Alba fu nel ’800 Giulia di Barolo che per far conoscere il vino della sua zona inviò a Carlo Alberto una botte per ogni giorno dell’anno meno le 40 della quaresima.
L’impianto della città è quello Romano ; il cardo massimo e il decumano, ma i resti sono sotto le costruzioni medioevali.
Alba (città delle 100 torri) è chiamata la S.Geminiano del Piemonte.
Le torri esistono ancora, ma sono quasi tutte abbassate, o per inglobarle nelle case o per punizione a chi faceva truffe nei commerci.
In un punto si vedono delle fondazioni romane antisismiche: sassi intervallati da uno strato di laterizio per renderle più elastiche.
Nella chiesa di S.Giovanni Battista, costruita nel 1200, ma rimaneggiata nel 1600 e 1800, è conservato un trittico di pittori stranieri che si distinguono dai primitivi piemontesi.
Qui non c’è rinascimento ma uno stile tardo gotico.
Davanti alla loggia dei mercanti (una delle merci più importanti erano le acciughe salate provenienti dalla Liguria per la bagnacauda), c’era il palazzo comunale con il “libro della catena” contenente le leggi che tutti potevano consultare.
Nella facciata della cattedrale di S.Lorenzo sono incastonati i simboli dei quattro evangelisti : angelo, leone, bue, aquila le cui iniziali lette nell’ordine formano la parola Alba.
In una cappella laterale è dipinto il miracolo della farina di S.Teobaldo (uno dei protettori della città).
Nel cortile della Maddalena (ex convento) in autunno si tiene la fiera del tartufo (dal 1929) e nello stesso periodo si corre il palio degli asini fra otto quartieri (dal 1932).

 

 alle cantine FRANCONE di Neive
 
 
 
l'ex sindaco ci fa gentilmente da guida
 
 
 
 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 verso il borgo storico di Neive
 
 chiesa ortodossa
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

24 MAGGIO
I GIARDINI DI VILLA BRICHERASIO

A Saluzzo, presso la villa Bricherasio, il sig. Domenico ci accompagna a visitare il suo bellissimo giardino.
Fino al 1965 davanti alla villa c’era un frutteto a peri e kiwi di un ettaro e mezzo.
Lui ha cominciato a sacrificare due filari di frutti all’anno fino a raggiungere l’attuale impianto del giardino con 30’000 piante.
Il percorso si snoda tra un’infinità di colori, oltre che di fiori anche di foglie, tra aiuole rocciose alberi e laghetti.
Molte bordure sono costituite da lupini perenni. È impossibile descrivere a parole la bellezza di questo giardino, bisogna vederlo !!!

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 Domenico Montevecchi il padrone di casa
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SALUZZO
Nel pomeriggio, visitiamo Saluzzo, capitale del marchesato, una bella cittadina dove si intuiscono due cerchia di mura. Sostiamo davanti alla casa natale di Silvio Pellico che, dopo il carcere dello Spielberg, diventò il bilbliotecario dei Felletti di Barolo. Il percorso è in salita e, ogni tanto, c’è un bel vedere da dove si possono ammirare i molti campanili, con tetti a scaglie luccicanti di ceramica e metallo. Saluzzo è famosa per la lavorazione del legno, tutti palazzi hanno bellissimi portoni intagliati. In cima, c’è l’imponente Castiglia, che prima fu castello difensivo, poi residenza dei marchesi, infine carcere fino al 1992. Ora è museo, archivio storico ed in parte museo del carcere.
Nella cattedrale è conservato un bel polittico con Santi e i ritratti dei committenti che purtroppo manca della parte centrale raffigurante la Madonna e una bella deposizione in terracotta colorata.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

25 MAGGIO
Visitiamo la reggia di Venaria (1600), una della tante case di caccia dei Savoia, che, dopo l’invasione di Napoleone fu abbandonata per Stupinigi e adibita ad altri scopi (scuola di agraria, allevamento di cavalli) e lasciata nel degrado più totale (dopo la guerra ciò che era asportabile fu utilizzato per la ricostruzione). Gli “amici della reggia”,volontari, sono riusciti a risanare i tetti poi, quindici anni fa, con contributi europei è stata completamente recuperata e sette anni fa restituita al pubblico. Poiché era vuota, con una idea geniale, vi è stata collocata una scuola di restauro che restaura gratuitamente i mobili e le suppellettili di altre residenze o musei anche stranieri trattenendoli per un certo periodo in comodato d’uso, così che la reggia è sempre arredata con pezzi bellissimi. Al piano inferiore, in un lungo corridoio sono esposti quadri provenienti da Racconigi, con i ritratti dei Savoia : da Biancamano a Emanuele Filiberto a Carlo Felice etc.
Nei locali che erano adibiti ai servizi sono illustrate le strategie utilizzate dai Savoia per consolidare il loro potere : militarizzazione dello stato (piccolo circondato da grandi potenze) e la creazione di ordini cavallereschi per fidelizzare la corte (ordine del collare).
In una sala un grande modellino mostra la città di Trino con la cittadella a stella e la galleria delle Mine (1706 Pietro Micca). Vi si vedono Piazza Castello, Palazzo Madama etc. Un altro modellino mostra la reggia con relativi giardini : la fontana di Ercole (che ora non c’è più) raccordava il giardino basso con quello alto. Al piano superiore, gli appartamenti di rappresentanza (la parte secentesca dipinta, quella settecentesca a stucco). Nel grande salone che era il primo impatto sia per chi proveniva da Nord che da Sud, grandi quadri sulla caccia. La battuta aveva una funzione di rappresentanza (veniva liberato un animale e si cacciava solo quello), poi seguivano il pranzo e il ballo. Le grandi tele erano state portate a Racconigi e arrotolate, per cui si sono ben conservate.
Usciamo per un giro nel giardino (in quello basso sono collocate sculture moderne). Vicino alla reggia c’era il giardino all’Italiana, più avanti giardini all’Inglese poi il bosco che ora fa parte del Parco Regionale della Mandria (all’interno c’era una tenuta per la bella “Rusin” che fu consorte morganatica di Vittorio Emanuele II, ma mai regina). Attraversiamo un grande roseto. Un tempo qui c’erano molti bergamotti che venivano ricoverati d’inverno nella citroniera e usati in profumeria e pasticceria. Rientriamo nella reggia dove le varie sale hanno sempre decorazioni relative alla caccia (i cervi famosi, le cacce acquatiche, i saettatori famosi…).
A mezzogiorno, dall’ingresso del salone che affaccia sul cortile, assistiamo al concerto di musica classica, abbinata agli zampilli della grande fontana circolare.
Passiamo negli appartamenti privati dove ci sono alcove, toelette, e una scala a chiocciola che porta al mezzanino dove la servitù era pronta ad accorrere ad ogni chiamata. I dipinti sui soffitti si sono conservati bene perché era stato fatto un controsoffitto per abbassarli e potersi riscaldare. In altri locali, grandi video sulle pareti mostrano i personaggi in costumi secenteschi : il maggiordomo, gli ospiti, i pettegoli, la musica, le danze. Negli appartamenti settecenteschi c’erano le sale per le udienze. Si percorreva la grande galleria (sopra la citroniera) per arrivare al cospetto del sovrano. Restaurata nel 1961 è alta quindici metri e viene affittata per eventi : matrimoni, campagne pubblicitarie etc. Poiché non esisteva illuminazione, sotto il pavimento è stato collocato, a scomparsa, l’impianto elettrico. La chiesa di S.Uberto (protettore dei cacciatori) ha una finta cupola dipinta a “tromp d’oeil”. Prima della caccia vi si celebrava la Messa a cui i più nobili assistevano da balconcini in alto. Nel secondo cortile della reggia c’è la scuola e il centro di restauro.
Dopo un ottimo pranzo, un trenino ci porta a fare il giro del parco, con la peschiera, il laghetto, gli orti etc.
La reggia non si può descrivere a parole : è da vedere !!! una piccola Versailles.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


 

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