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Gita in Lucchesia indietro

 

Gita in Lucchesia - fioritura delle camelie                                                         22 marzo 2017

 

Testo di CARLA CONTESSI                                                                      Foto di LELIO SUPRANI

A Pieve di Compito (frazione di Capannori Lucca) la guida ci accompagna in una passeggiata intorno al piccolo abitato. Ci fermiamo ad osservare una torre. Durante il medioevo esistevano 22 torri di segnalazione, sparse per tutta la campagna di Lucca, in grado di segnalare l’arrivo di eserciti e dare alla città, nel giro di tre giorni, il tempo di armarsi. In cima alla torre, ai quattro spigoli, si vedono quattro cestelli per i fuochi (di giorni inviavano segnali di fumo, di notte, il bagliore del fuoco). A metà altezza, una gabbietta di ferro metteva in mostra la testa dei banditi giustiziati.
Il terreno è preparato a terrazzamenti per coltivare l’ulivo. Arriviamo ad un trivio della via Francigena che da Canterbury arrivava a Roma e poi a Gerusalemme. Le deviazione della via principali erano per venerare le reliquie che venivano portate dalla Terra Santa.
Lucca era una città ricca per il commercio dell’olio e della seta. In alcune pale d’altare del 1690-1710 compare un fiore che sembra una camelia, ma probabilmente è una rosa canina. Le prime camelie vennero portate qui dalla Cina dai commercianti nel 1739. Le prime erano fiore semplice, poi, con l’ibridazione, sono state create le semidoppie e le doppie. Proseguendo, vediamo l’antica Chiusa dei Borromini, prima commercianti, poi banchieri, al cui interno sono presenti piante secolari di camelie e l’unica piantagione di tè d’Italia. Nell’800 i fratelli Borromini furono carbonari: uno era il medico dell’ultimo duca di Lucca, l’altro aveva una stamperia e quindi avevano la possibilità di controllare la corte e di diffondere le idee carbonare.
La camelia diventò un simbolo per i colori rosso-bianco-verde e assunse nomi come “Roma risorta”, “Ventidue Marzo” (data di inizio delle cinque giornate di Milano). Qui vennero anche Mazzini, Verdi e Rossini. Il fratello commerciante d’olio poteva fare propaganda fino in Inghilterra. Durante la seconda guerra mondiale gli abitanti del territorio di Lucca, aiutarono anche a nascondersi partigiani, soldati russi disertori dall’esercito tedesco che li aveva arruolati, soldati inglesi, neozelandesi e sudafricani. Seguendo la via dell’acqua, lungo il Rio Visona, arriviamo ad un antico lavatoio. Vediamo un “metato” essiccatoio per le castagne, dove per 40-5 giorni le castagne venivano poste a seccare sopra a un fuoco di legno di castagno.
Giungiamo al camelieto. Nel borgo erano censite 250 piante di camelie, poi nel 2012 il comune riuscì a comprare 800 camelie da un collezionista del nord. Si preparò un terreno a terrazze, gestito da volontari, così si istituì il camelieto dichiarato “giardino d’eccellenza” dove d’estate si tengono concerti. Le piante sono magnifiche: in piena fioritura, con un tappeto di petali a terra bianchi, rossi, rosa e screziati. Si possono adottare le piante, infatti molte hanno delle dediche.

Nel pomeriggio, dopo il pranzo presso un agriturismo, visitiamo il parco di Villa Reale di Marlia. Già nel medioevo inizia la sua storia: dapprima era una fortezza, poi venne trasformata in un palazzo signorile con giardini all’italiana. Durante il periodo napoleonico, Elisa Baciocchi Bonaparte acquistò la proprietà, e la villa prese il nome di reale dal titolo di Elisa. Ella ampliò la proprietà e il parco fu parzialmente ridisegnato secondo la moda settecentesca del giardino inglese.
Nel 1923 i Conti Pecci-Blunt restaurarono il parco con boschi, ruscelli e un lago.
Nel 2015 una giovane coppia di svizzeri acquistò la proprietà, ma nel 2016, una terribile tempesta di vento abbatté molti alberi secolari. Attualmente la villa non è visitabile, perché in fase di restauro, così passeggiamo per il parco, dove vediamo il palazzo dell’orologio dove dimorarono anche Pio IX, Moravia e Dalì. Nel teatro di Verzura, con le statue in terracotte di Pulcinella, Colombina e Pantalone, si esibì anche Paganini. I numerosi cespugli servivano per nascondere le luci e il suggeritore. Vediamo poi la villa del vescovo, la piscina costruita negli anni ’20 insieme a campi da tennis e bocce con spogliatoi in stile liberty, la grotta di Pan, antico ninfeo impreziosito da mosaici di sassi di fiume, il giardino dei limoni che circondano la peschiera dove si affacciano le statue di Arno e Serchio, i principali fiumi della zona. Poi vediamo il lago con alle spalle le statue di Vulcano, Ercole e Demetra, dove la villa si riflette. Infine percorriamo il viale delle camelie con più di trenta varietà.

Gita piuttosto impegnativa, ma ne valeva veramente la pena! Bello, bello bello.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


 

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