Iscriviti
Garden Club

Flora in città con Giorgio Lazzari indietro

“Alla scoperta della flora della città”   alla Rocca Brancaleone con il Dott. Giorgio Lazzari   3 maggio 2017


Un coraggioso gruppo di appassionati naturalisti si è trovato puntualmente all'ingresso della
Rocca Brancaleone nonostante il tempo poco favorevole, "alla scoperta della flora di città"; una
flora spontanea che annovera a Ravenna e dintorni circa 570 specie di cui buona parte all'interno della rocca.
Relatore e guida è stato il Dott. Giorgio Lazzari dell'Associazione di Volontariato L'ARCA.

 

 

 
 

ALLA SCOPERTA DELLA FLORA DELLA CITTA’


Il pomeriggio del 3 maggio, nella piuttosto degradata, ma pur sempre suggestiva cornice della Rocca Brancaleone, il dottor Giorgio Lazzari, della associazione di volontariato L’ARCA, ci ha illustrato, con gran competenza e passione la flora spontanea di Ravenna.
Ci ha distribuito del materiale illustrato molto bello: opuscoli, poster ecc. e ci ha fatto capire l’importanza della biodiversità che, ultimamente, anche per effetto della globalizzazione è notevolmente aumentata, spesso anche a scapito delle specie autoctone (pensiamo ai gamberi killer, ai pesci siluro, alle nutrie ecc.).
Questo fenomeno non riguarda solo gli animali, ma anche le piante: molti semi vengono diffusi non solo dal vento e dagli uccelli, ma soprattutto dalle calzature.
La città, di per sé, è un punto di incontro di varie specie. Nei sei quaderni IBIS, sono state illustrate le ricerche che ARCA ha eseguito su trenta Kilometri di litorale.
La linea di costa, nel tempo, si è molto modificata. Già al tempo dei Romani, le dune costiere vennero piantumate con il pino domestico che serviva per le navi, poi nell’’800 il ministro Rava introdusse il pino marittimo, ritenuto più adatto all’ambiente.
Sono state individuate 570 specie di piante spontanee, che, dopo i dovuti confronti, sono risultate circa 300. Si definisce una specie, quando i suoi elementi si possono accoppiare.
La città è un tesoro di biodiversità, però non più naturale, ma antropica. Perché le chiamiamo erbacce? L’uomo vuole avere tutto sotto controllo, così, quando queste erbe crescono “ fuori posto”, vengono considerate erbacce (concetto fortemente razzista), mentre avrebbero tutto il diritto di vivere dove sono capitate.
Il motto del WWF è: conoscere, amare, proteggere. Se noi conosciamo le erbe, le amiamo e le proteggiamo. Già i nostri vecchi distinguevano le erbe buone e quelle cattive. Sono state individuate molte specie commestibili o officinali: molte erbe, soprattutto in primavera, hanno proprietà depurative, ma naturalmente quelle officinali vanno usate da esperti, perché, in dosi eccessive, possono risultare velenose. Le piante spontanee hanno il diritto di sopravvivere compatibilmente con l’ambiente in cui si trovano. La natura va comunque gestita. Qui, per esempio sono cresciute molte piante sulle mura della Rocca, rischiano di rovinarle. L’interno della Rocca è tutto transennato ed è previsto un lavoro di bonifica.
Ci muoviamo vicino alle transenne e osserviamo un’infinità di piante erbacee e di piccoli alberi: la fitolacca (uva turca) con la sua bella spiga, il farinaccio, la malva, il borsacchino, vari tipi di gerani selvatici; sulle mura qualche pianta di cappero già in fiore, un fico opportunista, l’attaccamani, la parietaria, la potentilla, l’alaterno (protetto), piccole querce, aceri americani e nostrani, rovi, edera che ha ricoperto le mura, la farfaraggine, l’equiseto, l’erba medica, il sambuco con le sue infiorescenze bianche, il papavero, l’erba viperina dai bellissimi fiori blu, il ciondolino coi suoi fiorellini azzurri, il bagolaro o spaccasassi, la profumata robinia, il pan di bisce, le viole, la verbena, il prunus cerasifera dalle foglie bordò, la veccia, i tigli, la vitalba (che se strofinata addosso provoca vesciche), carici, allori, achillea, tasso barbasso, medicago, rose canine, caccialepre.
In un angolo della Rocca, è cresciuta una roverella probabilmente centenaria.
Nelle rocche inoltre, si trovano delle cavità ipogee con piante molto particolari.
Alla fine del percorso, il dottor Lazzari ci parla del problema della siccità, con cui dovremo fare i conti negli anni a venire. Ci mostra un grafico che mette a confronto la curva delle temperature con quella delle piogge. Quando la curva delle temperature supera quella delle piogge, si ha un picco di aridità.
L’incontro è stato molto interessante, coinvolgente e piacevole e, soprattutto, ci ha fatto riflettere sull’importanza della biodiversità e sul nostro rapporto, troppo spesso conflittuale con la natura.

CARLA CONTESSI


                                                                                                                                            foto di LELIO SUPRANI

 
 
 
 
 
 piante di cappero sulle vecchie mura della Rocca
 
infiorescenza del sambuco
 
 
 
 l'erba caccialepre
 
 
 
 
 
 
 
 
 l'erba viperina
 
 roverella probabilmente centenaria
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando nel 1447 la Serenissima assunse il controllo di Ravenna oltre a fortificazioni e mura, il governo veneziano progettò la costruzione di una fortezza a tutela del lato nord - est e a difesa di pericolose ribellioni civili.
Successivamente sotto lo Stato Pontificio (1526) la rocca perse l'importanza strategica e dopo l'Unità d'Italia rivestì un uso civile.
Nel 1877 passò alla famiglia Rava e i terreni circostanti furono utilizzati come orti.
Infine nel 1965 fu devoluta al Comune di Ravenna ed oggi ospita un'arena estiva di proiezioni cinematografiche all'aperto mentre l'area della cittadella è attrezzata a parco.
Una lunga storia e come ci ha illustrato Giorgio Lazzari, "accanto alle pietre morte sopravvive nei monumenti anche una vitale flora cosiddetta "urbica e ruderale", tipica delle antiche città, delle vecchie mura e rocche del passato, caratterizzate da una grande resistenza alla siccità estiva ed alla povertà del suolo".
Un legame pietre e natura insediatosi nel tempo, che deve trasmettere questo patrimonio genetico composto dalla biodiversità.
Abbiamo ammirato numerose piante spontanee di varie forme e colori, illustrateci dalla nostra guida, che ha dato grande risalto alla loro bellezza.

Sul tronco di un albero del parco abbiamo visto un'insegna dedicata a Maria Luisa Fagnocchi Rava nel centenario della nascita, 1913.
Ravenna ricorda con riconoscenza questa pittrice poetessa, amante della natura, chiamata Bibina, per aver destinato il luogo "a beneficio dei ravennati".
Ricordiamo quanto Luigi Rava, senatore del Regno e avo della Bibina, si sia adoperato per le pinete di Ravenna:
1901 " ....... La pineta cara al mio cuore di ravennate ............... "
1912 a Milano "...... Che la difesa del paesaggio sia necessaria, da tempo risultò palese; prima i bisogni del paese crudamente s'imposero ma poi gli animi reagirono per salvar boschi, cadute d'acqua e linee di bellezza che mani rapaci minacciavano di distruggere senza necessità. L'economia non è nemica dell'estetica, il buono del bello ......".
Parole che ci riportano al presente e alla necessità di tutelare la flora della nostra città, capitale naturalistico e culturale.

MARIA ELISA GULMANELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scoprile

Martedì,31 Marzo 2020

Buone Feste

I nostri migliori auguri di Buone Feste e di un Sereno 2020

Leggi